Atrofia Vulvo-Vaginale, l’epidemia silenziosa delle donne over 50: perché è importante riconoscerla, parlarne e curarla

Atrofia Vulvo-Vaginale, una patologia vera e propria, che è necessario riconoscere, di cui dobbiamo parlare, e che merita di essere curata in postmenopausa.

La Professoressa Nappi ne ha parlato su Repubblica Salute dell’11 Agosto 2017, nel nostro secondo appuntamento sull’AVV.

La donna italiana vive oggi circa 30 anni in postmenopausa, nel miglior stato di salute possibile. La menopausa, cioè la mancanza definitiva della mestruazione e, dunque degli ormoni sessuali, soprattutto estrogeni, viene però sempre alla stessa età, intorno ai 50 anni. Soltanto il 5% delle donne entra in menopausa prima dei 45 anni per cause genetiche, chirurgiche o a seguito di malattie. Un calcolo approssimativo indica, pertanto, che in Italia ci sono più di 12 milioni di donne in postmenopausa, un numero ancora destinato a crescere. Vivere senza le mestruazioni ha i suoi vantaggi: basta mal di pancia e mal di testa ogni mese, basta assorbenti e disagio nelle attività sportive e sociali, basta sindrome premestruale e timore di una gravidanza inattesa e così via. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e la menopausa può accompagnarsi ad una serie di sintomi e problemi con un notevole impatto sul benessere psicofisico e sulla salute generale. Tutte le donne conoscono le vampate di calore, le palpitazioni, i disturbi del sonno, l’ansia, la depressione, i dolori osteo-articolari ed il potenziale rischio di osteoporosi! E’ colpa della mancanza degli estrogeni, che manda in tilt i meccanismi che regolano temperatura, buon umore, percezione del dolore, oltre che il metabolismo del calcio e tanti altri sistemi che regolano il funzionamento dell’organismo. Non tutte sanno, invece, che esiste una condizione, nota come atrofia vulvo-vaginale (AVV) che colpisce in modo, più o meno severo, un elevato numero di donne in postmenopausa.

Che cosa succede ai tessuti genitali?

I genitali femminili perdono alcune caratteristiche fondamentali per il benessere vaginale, urinario e sessuale. Innanzitutto si riduce il livello di idratazione con una sensazione di secchezza all’interno della vagina, estesa anche ai tessuti della vulva, l’organo genitale esterno della donna, che diventa molto più delicato e sensibile. Ecco allora l’insorgenza di arrossamento, bruciore, irritazione, prurito, senso di cistite, tutti sintomi che spesso la donna non sa interpretare e che vengono scambiati per una banale infezione. La mancanza degli estrogeni favorisce una modificazione della naturale acidità volta a proteggere dall’aggressione degli agenti esterni e dalle possibili infezioni derivanti dall’intestino. Vagina e vescica vengono così più facilmente colonizzate e si possono avere infiammazioni ricorrenti che spesso si manifestano in seguito al trauma del rapporto sessuale. Questo perché la secchezza vaginale si accompagna anche ad un deficit di lubrificazione che causa dolore e tensione durante l’intimità. I tessuti sono, infatti, più traumatizzabili a causa delle modificazioni delle fibre elastiche e collagene che vengono danneggiate dalla mancanza degli estrogeni.

In buona sostanza, gli organi genitali si assottigliano, si seccano e si rimpiccioliscono e, dunque, il piacere dell’intimità è più difficile da raggiungere con conseguente calo del desiderio sessuale ed insorgenza di ansia nell’incontro con il partner sul piano fisico. Nell’insieme tutti questi aspetti possono portare nel tempo ad un disagio nella relazione, soprattutto se manca il dialogo sulle emozioni ed i sentimenti che possono associarsi alla menopausa, un passaggio della vita in qualche modo critico per la donna.

E’ per questo che è necessario un confronto aperto e sincero non soltanto con il partner, ma anche con il medico di fiducia, molto spesso il ginecologo, per mettere a fuoco nella giusta prospettiva l’evento menopausa e la eventuale presenza della AVV. Per alcune donne è più difficile parlarne perché sono più a disagio nell’affrontare il tema dell’intimità, per imbarazzo, pudore, rassegnazione, paura del giudizio e così via.

Uno studio molto interessante condotto in Italia nel 2016 su di un campione di 1000 donne con AVV tra i 45 e i 75 anni ha dimostrato che la discussione efficace con il medico dei segni e dei sintomi della AVV si accompagna ad una elevata presa in carico sul versante terapeutico con evidenti benefici sulla qualità della vita. Le donne, però, non continuano le cure proposte sul lungo periodo perché non sempre sono consapevoli che l’AVV è una condizione cronica e progressiva, cioè che i sintomi e i segni clinici possono ripresentarsi nel tempo alla sospensione delle terapie.

La donna può scegliere insieme al ginecologo con consapevolezza la terapia che meglio risponde alle sue esigenze e seguirla nel tempo per ritrovare benessere e qualità nella relazione di coppia.

Quali sono le cure oggi a disposizione per contrastare la AVV?

La ricerca scientifica ha messo a disposizione un ventaglio di possibilità che abbraccia terapie ormonali e non ormonali, capaci di contrastare la secchezza vaginale ed il dolore nel rapporto sessuale in modo mirato, prevenendo anche le altre conseguenze a lungo termine della AVV.

La terapia ormonale (estrogenica) per via vaginale, sotto forma di ovuli, creme, gel, compresse ed anello, è utilizzata da molti anni per curare la AVV in postmenopausa e dovrebbe essere proseguita nel tempo. Per quanto riguarda le terapie non ormonali, al di là dell’utilizzo di lubrificanti vaginali per evitare la frizione e il disagio durante l’attività sessuale, sono disponibili prodotti, da utilizzare regolarmente due-tre volte a settimana, in formulazioni gradevoli con caratteristiche idratanti e nutrienti, per riequilibrare l’ambiente vaginale e lo stato dei genitali esterni. Anche tecniche fisiche, prese proprio a prestito dalla medicina estetica e ripensate su misura per la donna in postmenopausa con AVV, possono trovare spazio nel trattamento della secchezza vaginale, affidandosi a medici esperti.

Infine da alcuni anni è disponibile in Italia una terapia orale non ormonale che può essere utilizzata anche da tutte le donne guarite dai tumori, cioè al termine delle chemioterapie endocrine e non endocrine. Un passato di tumore della mammella, pertanto, non costituisce una controindicazione al suo utilizzo che rappresenta un reale avanzamento della terapia della AVV.


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